Rosetta Loy

Un mondo del silenzio

Ognuno di noi è portato a privilegiare in quanto si presenta davanti allo sguardo un elemento piuttosto che un altro. Giorgio Soavi nei quadri che Tono Mucchi ha dipinto tra l’84 e l’86 ha ritrovato con gioia e stupore il paesaggio italiano. Io davanti ai suoi quadri di oggi trovo qualcosa di molto diverso. Così sono andata a riguardarmi quelle tele dipinte solo pochi anni fa per vedere quanto fosse cambiata la sua pittura. Qualcosa è accaduto (so che ci sono stati dei viaggi in paesi tropicali, ma questi sono stati la causa o non piuttosto il desiderio di una conferma?) e dei segnali, già presenti allora si sono amplificati e hanno invaso tutto lo spazio.

Il paesaggio italiano continua a essere presente in certe luci radenti, certi piani di colline, albe in cui si avverte ancora il freddo della notte, o in quelle ore “fra cane e lupo” quando non ci sono più ombre perché tutto è ombra. Ma sembra essere più un ricordo che un segno predominante, e sempre più spesso compare in questi paesaggi un elemento che, li nega. Qualcosa che richiama il dopo ‘day after’, quando sparita ogni forma di vita umana la natura torna a prendere il sopravvento. Un regno vegetale che ha cancellato insieme all’uomo ogni altra forma di vita animale. Solo alcuni uccelli neri, alti in fuga nel cielo; e i segni dell’uomo, quando ci sono, sono già rovine, abbandono. Le arcate di un ponte, lumi superstiti simili a fosforescenze che potrebbero già appartenere al mondo vegetale. Una falce. E in una natura sempre più luminosa e lussureggiante, il ricordo dello sfregio patito è in quelle labili tracce che sbafano il cielo, sottili striscioline bianche, bave simili a fili lasciate da un aereo ormai lontanissimo e invisibile. Appena qualcosa di più di quegli esili bastoni che ancora si inseriscono in un paesaggio pronto a divorarli.

Non più cerimonie, fasti, colori. Al loro posto fioriscono alberi, fitti, pronti a far cadere una pioggia di petali rosati al primo soffio di vento. Qualcosa che potrebbe evocare cerimonie perdute in questo mondo dove quanto si muove è stato inghiottito dall’erba, dalle foglie e dal vento. Perché così era prima della corruzione, e così sarà dopo, quando la corruzione avrà finito di agire. Questo a me sembra essere il sogno di Tono Mucchi; e nei loro simboli bizzarri sempre poco vistosi, a volte mimetizzati, questi quadri denunciano la loro origine onirica. Quei soli che compaiono la notte, piccoli tondi stralunati, quei cipressi che si allungano verdissimi fra neve e ghiacci. Resti di un paesaggio toscano su cui si chinano a volte le palme in un fulgore tropicale. Così era la terra prima degli uomini-dei, non la terra dell’età dell’oro (qui non ci sono frutti, mai aranci o il rosso delle ciliegie) ma quella prima ancora che arrivassero i dinosauri e i grandi uccelli predatori.

E il mondo vegetale, così esattamente descritto nello splendore dei suoi toni sfumati, nella miriade di foglioline e fili d’erba, nelle sue fredde gocce di pioggia, lancia segnali allarmanti. Io ricordo, alcuni anni fa, due ritratti di Tono Mucchi. Mi colpì già allora la sua capacità di cogliere delle persone i segnali interni (se così si possono chiamare quei lammi dell’intima essenza degli individui che appaiono a tratti per poi subito sparire). Non perché quei ritratti non fossero somiglianti, erano anzi molto precisi, ma era il loro “significato” a imporsi. Erano due quadri molto diversi perché molto diverse erano le persone raffigurate, ma erano tutti e due ritratti inquietanti per quanto le apparenze venivano vanificate. Oggi mi sembra che lo sguardo che Tono Mucchi ha rivolto alla terra, alle nuvole, agli alberi, così perfetti che più perfetti non si può, sia lo stesso. E mentre tutto appare nella sua massima bellezza, l’intima essenza del mondo vegetale, divoratrice, cannibalesca, traspare da tutto questo fulgore. In un momento in cui sembra sia l’uomo a uscire vincitore dal grande conflitto che sempre lo ha opposto a una natura “matrigna” e può distruggere foreste e oceani, squartare colline, Tono Mucchi si rifugia in un sogno dove è avvenuto tutto il contrario. Ma il sogno non è idilliaco. Il sogno celebra un mondo del silenzio. Una vendetta.

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